>Massimo Franco | C’era una volta Andreotti, Solferino

Massimo Franco | C’era una volta Andreotti, Solferino

Giardino ibleo

16 giugno 2019

18:30

È sopravvissuto a due guerre mondiali, sette papi, la monarchia, il fascismo, la Prima Repub­blica e la Seconda. E a sei processi per mafia e omicidio.  Giulio Andreotti è stato un esemplare unico del potere in Italia per longevità, sopravvi­venza agli scandali, dimestichezza con gli appa­rati dello Stato e del Vaticano, consuetudine con le classi dirigenti mondiali del passato. È stato unico perfino nell’aspetto fisico, che ha nutrito generazioni di vignettisti.

A cento anni dalla nascita, il 14 gennaio del 1919, ripercorrere la sua vita e la sua epoca significa fare i conti con la distanza siderale tra la sua Italia e quella di oggi. Dopo essere stato incombente per mezzo secolo come uomo di governo e come enigma dell’Italia democristiana, Andreotti non c’è più. E non solo perché è morto, il 6 maggio del 2013. Non esistono più la sua politica, la sua cultura, il suo Vaticano. Rimane solo l’eco lonta­na e controversa del «processo del secolo», che doveva chiarire le sue responsabilità e che inve­ce si è concluso nel modo più andreottiano: con una verità sfuggente.

Nel suo libro, ampiamente rivisto e aggiornato per questa nuova edizione, Massimo Franco racconta e analizza Andreotti e il suo mondo: gli alleati, i nemici, il suo alone intatto di mistero, ma anche la famiglia invisibile per decenni, e sorprenden­te nella sua stranissima normalità.  Attraverso la silhouette curva del «Divo Giulio», aiuta a capire che cosa siamo stati e non siamo più. In un’Italia che cambiava o fingeva di cambiare, Andreotti ri­mase sempre se stesso: nel bene e nel male.

Emblema e garante dello status quo nell’era della guerra fredda, ha rappresentato l’«uomo del Pur­gatorio» per antonomasia, in una nazione in bilico tra Paradiso occidentale e Inferno comunista. Ha permesso a un’Italia di specchiarsi per mezzo se­colo in lui, di sentirsi migliore, o forse solo di auto­assolversi. Le ha fornito la bussola: un pessimismo di fondo sulla natura umana, alleviato dall’ironia.

Massimo Franco

è nato a Roma il 6 novembre 1954. Ha lavorato ad Avvenire, Giorno e Panorama prima come cronista, poi come inviato e editorialista politico. Dal 2003 è notista e commentatore politico del Corriere della Sera. Nel 1985 e 1986 è stato ricercatore presso l’Università della California a Berkeley, al Dipartimento di Scienze politiche, per studiare le lobby ed i finanziamenti elettorali negli Usa. Dal 2002 è membro dell’International Institute for Strategic Studies di Londra (IISS). Collaboratore della rivista di geopolitica Limes e del bimestrale dell’IISS di Londra, Survival. Suoi articoli sono apparsi sul Los Angeles Times, sulla rivista dei gesuiti francesi Etudes e su <Comment is free>, il sito online del Guardian di Londra. Collabora sul canale tv La Sette alla trasmissione 8 e 1/2.