>Emma D’Aquino | Ancora un giro di chiave, Baldini e Castoldi

Emma D’Aquino | Ancora un giro di chiave, Baldini e Castoldi

Via Roma

14 giugno 2019

21:30

È il 31 gennaio del 1965 quando Nino Marano entra in carcere per aver rubato melanzane e peperoni, la ruota di un’Ape e una bicicletta. L’aveva rubata, racconta,

«per andare a lavorare come manovale, non l’avessi mai fatto. Ci sono rimasto per un’eternità. La cella, la coabitazione coatta mi hanno trasformato. Dietro quelle sbarre le mie mani si sono macchiate di sangue e io sono diventato un assassino».

Il presidente della Repubblica è Giuseppe Saragat, s’inaugura il traforo del Monte Bianco e i Beatles arrivano in Italia ma Nino sembra uscito da un romanzo di Verga: menzanu, mediano di cinque figli, madre casalinga, padre bracciante, una casa «che puzzava di fame». Non ha neanche un avvocato quando un giudice si occupa per la prima volta di lui: i furti vengono considerati «in continuazione», fanno cumulo, e lui si ritrova con una condanna a quasi undici anni.

Entra ed esce di prigione fino al 13 giugno del 1973, quando varcando la soglia del penitenziario di Catania ha inizio il suo peregrinare, da nord a sud, per le patrie galere: da Pianosa a Voghera, da Alghero a Porto Azzurro fino a Palermo, spesso nelle sezioni di Alta Sicurezza.

Il 22 maggio 2014, dopo quarantanove anni, due omicidi, due tentati omicidi e due condanne all’ergastolo, Nino Marano, il detenuto più longevo d’Italia per reati commessi in carcere, ha ottenuto la libertà condizionale e si è riaffacciato al mondo, compiendo la sua «metamorfosi».

Un viaggio umano appassionante, una storia incredibile.

«Vivo nell’inferno, Emma», mi disse una volta al telefono. Il suo è un inferno interiore, dell’anima. È l’inferno dei ricordi. È il prezzo che sta pagando per quello che ha fatto.

Io in lui ho conosciuto l’uomo, e più Nino si mostrava nudo, indifeso, più la sua storia di uomo mi affascinava. Raccontarla è stato un viaggio umano appassionante.

Emma D’Aquino

Laureata in Scienze Politiche ha iniziato la carriera giornalistica nelle televisioni e radio locali. In Rai dal 1996, è stata a lungo inviata di Porta a Porta. È stata inviata a New York dopo l'attentato alle Torri Gemelle, ha seguito i più importanti casi di cronaca, da Cogne al Processo per il delitto di via Poma. Dopo una breve esperienza al TG2, nel 2003 passa alla redazione del Tg1. Ha lavorato nelle redazioni di TV7 e Speciale TG1, un breve periodo alla redazione Interni e poi in Cronaca. Ha seguito importanti eventi di cronaca come quello dell'omicidio di Sarah Scazzi, il terremoto dell'Aquila, il delitto di Meredith Kercher, per diversi anni ha condotto le telecronaca dell'Inaugurazione dell'Anno giudiziario e della parata del 2 giugno. Dopo aver condotto l'edizione del Tg1 delle 13.30, conduce quella delle 20.00. Il 23 maggio 2017 a Palermo per il 25º anniversario della Strage di Capaci insieme a Franco Di Mare conduce in diretta dal carcere Ucciardone una trasmissione commemorativa in compagnia di tanti istituti scolastici della zona e del Capo dello Stato Sergio Mattarella. Nell’agosto 2018 ha condotto gli Speciali Tg1 sul crollo del Ponte Morandi a Genova